… MA PD …

Luglio 23, 2008 di alessioarlotti

Da Basile siamo passati a sto clandestino organizzatore di combattimenti tra cani.

Lo dico subito: MI FA MERDA.

Non posso tifare uno che mandava al massacro dei cani. Che scoppi.

VERGOGNA

Giugno 26, 2008 di alessioarlotti

Processo Aldrovandi, parlano gli imputati

A 1.013 giorni dalla morte di Federico Aldrovandi i quattro poliziotti accusati di averne causato il decesso – Enzo Pontani, Monica Segatto, Luca Pollastri e Paolo Forlani – sono chiamati a giustificare le percosse, i manganelli spezzati e i ritardi nei soccorsi. Per i genitori, che da trentatré mesi attraverso un blog chiedono giustizia, è l’udienza più importante, quella in cui gli agenti dellle volanti dovranno spiegare perché un ragazzo di 18 anni è morto all’alba del 25 settembre 2005 durante un controllo di polizia.

9.15 Aula piena per l’udienza del processo in cui parleranno gli imputati
E’ piena l’aula B del tribunale di Ferrara. Gli amici di Federico siedono in silenzio, con una spilla appuntata al petto. E’ un piccolo girasole, il fiore preferito dal ragazzo, lo stesso che si arrampica sui muri di via dell’Ippodromo, nel punto in cui il 18enne perse la vita. Ci sono i ragazzi che con lui trascorsero la notte a Bologna, in un centro sociale, ma ci sono anche uomini e donne che non hanno mai conosciuto Federico. Arrivano da Ancona, Milano, Roma… Sono qui perché da quando hanno letto il blog della madre Patrizia chiedono verità. E perché oggi, dopo 1013 giorni di silenzio, gli imputati dovranno parlare di fronte al giudice Francesco Caruso.

9.30 I quattro imputati arrivano in aula
Arrivano in aula i quattro imputati, Paolo Forlani, Enzo Pontani, Luca Pollastri e Monica Segatto. Sono imputati di eccesso colposo per aver «cagionato o comunque concorso a cagionare il decesso di Federico Aldrovandi»: reato, come riportato dal capo di imputazione per cui è prevista la pena dell’omicidio colposo. Durante l’intervento per immobilizzare Federico Aldrovandi ebbero con lui una violenta colluttazione, superando – secondo l’accusa – i limiti consentiti.

9.40 Arrivano in aula i genitori di Federico insieme al figlio minore Stefano

9.45 Inizia l’udienza

9.50 Il perito analizza le telefonate fatte la mattina della morte di Aldro
La dottoressa Carraro, il perito incaricato dal tribunale, spiega l’esito dell’esame sull’audio delle telefonate arrivate al centralino del 112, quelle tra il 112 e il 113 e quelle fatte al 118, sottolineando le incertezze e le discordanze riscontrate nell’analisi e anche nell’ambientale dei centralini. Spiega le modalità tecniche delle analisi e i risultati elaborati incrociando audio e video, ascoltando i consulenti tecnici di difesa e parti civili

10.35 Gli avvocati interrogano il perito
L’avvocato di parte civile Fabio Anselmo e il legale della difesa Giovanni Trombini interrogano il perito chiedendo chiarimenti sulle parole su cui c’è discordanza tra i consulenti tecnici di parte

10,45 Si analizza la telefonata di un carabiniere: “Delle pesche ce le ha”
La discussione verte su una parola pronunciata da un carabiniere durante una telefonata arrivata al 112 alle 7:36 del 25 settembre 2005. Federico è morto da un’ora. Al 112 arriva la chiamata di un carabiniere, arrivato in soccorso della polizia quando il ragazzo era già a terra. A un certo punto viene pronunciata la seguente frase: «Beh, sicuramente delle pesche/pecche ce le ha». La dottoressa Carraro, perito del Tribunale, ha spiegato che lei nella registrazione sente la parola pecche e che i consulenti di parte invece sentono la parola pesche per cui le inserisce entrambe

11.10 Il giudice acquisisce le relazioni dei consulenti di parte e concede una pausa

11.30 L’udienza riprende

11.32 Viene chiamato a deporre Enzo Pontani, uno degli imputati
Pontani, uno dei poliziotti intervenuti la mattina del 25 settembre 2005 e imputato per il decesso di Federico, spiega che l’operatore Bulgarelli gli dice di andare in via Ippodromo perchè c’è un ragazzo che sta dando in escandescenza. “In quel momento mi trovavo in questura dove stavo facendo i verbali dei miei interventi in precedenza”, racconta.

11.34 Pontani: “Frasi sconnesse e urla, qualcuno dava calci al paraurti dell’auto”
“Durante il percorso per andare all’Ippodromo – racconta Enzo Pontani, uno degli agenti imputati per la morte di Federico Aldrovandi – Bulgarelli gli comunica che erano arrivate ulteriori sollecitazioni d’intervento arrivando all’altezza del parcheggio abbiamo iniziato a sentire delle frasi sconnesse e delle urla c’era qualcuno all’interno del parcheggio abbiamo puntato le luci sul parcheggio perchè era buio pesto abbiamo visto una persona che ha iniziato a dare due calci al paraurti della macchina”.

11.40 Pontani: “Mi ha sconvolto il suo collo taurino, Aldrovandi era fuori di sè”
Il pm Nicola Proto chiede a Pontani dettagli sulla luce che hanno acceso, sui fari dell’auto, sui dettagli del loro arrivo “Noi ci fermiamo e all’improvviso sbuca questa persona che ci dà due calci al paraurto e l’autista istintivamente fa una breve retromarcia di qualche metro, non so dire quanto”. Il pm chiede conferma: “Quindi non siete scesi immediatamente?”. Risposta: “No, nel primo frangente no. Ho visto questa persona che gesticolava, aveva gli occhi fuori di sè”. Aggiunge che “inizialmente mi sembrava un extracomunitario perchè era scuro, forse per via dell’ombra. Quello che mi ha sconvolto – dice mimando – era il collo. Aveva il collo taurino. Era fuori di sè”

11.44 Pontani: “Urlava polizia di merda, stato di merda e ha tirato un calcio contro l’auto”
Pontani prosegue nel racconto e dice che essendo abituato a situazioni di emergenza cerca il dialogo “ma questo inizia a urlare frasi del tipo stato di merda, polizia di merda e poi mi si scaglia contro, con un calcio diretto al volto, contro la portiera”. Pontani continua a spiegare la dinamica dell’ aggressione. Il pm chiede maggiori dettagli sulla posizione dell’agente e del ragazzo per l’azione e sui tempi. “Il ragazzo saltava a vuoto, alzava entrambe le gambe per aria, girandosi. Appena io mi sono rivolto a lui il ragazzo ha detto le frasi che gli ho già riferito”

11.48 Pontani: “Ha messo i piedi sul paraurti e il tergicristallo poi mi ha dato un calcio”
Il pm chiede maggiori dettagli sulla posizione dell’agente e del ragazzo per l’azione e sui tempi. Pontani spiega: “Il ragazzo saltava a vuoto, alzava entrambe le gambe per aria, girandosi. Appena io mi sono rivolto a lui il ragazzo ha detto le frasi che gli ho già riferito”. Il poliziotto racconta che la sequenza dei fatti è stata immediata e, su invito del pm, spiega i gesti che avrebbe fatto Aldrovandi: “Ha fatto uno scatto fulmineo ha messo il piedi destro sul paraurti per darsi uno slancio, un secondo passo sul tergicristallo per darsi slancio e il terzo per dare un calcio diretto al mio volto”. Pontani spiega di essere riuscito a schivare il calcio girandosi di schiena. Pontani dice: “Me lo ricordo benissimo” e spiega che Aldrovandi dopo questo calcio a vuoto “cade a faccia a terra”

11.52 Pontani: “Era una furia scatenata, ho chiesto aiuto al mio autista”
Il pm chiede se dopo avergli tirato il calcio Aldrovandi si è alzato a terra. “Come se nulla fosse si è rialzato – racconta Pontani – sembrava rimbalzato da terra. Ha iniziato a sferrarmi calci e colpi, e io mi sono limitato a parare questi colpi poi sono riuscito a cingerlo da dietro”. Il poliziotto insiste di essere stato aggredito e ripete: “Sono riuscito a cingerlo alle spalle, ad avvinghiarlo sotto le spalle, solo che era una furia scatenata e ho urlato al mia autista: vieni, aiutami. Sono riuscito mala pena a trattenerlo a terra perchè lui ha inziato a sgomitare, a calciare. Sono riuscito con uno sforzo invcredibile a girarlo e a un certo punto mi sono sentito sfiorare la pistola e ho avuto paura perchè ho pensato se mi prende la pistola qui qualcuno si fa male”

11:54 Pontani: “Sembrava di avere un pesce tra le mani”
Pontani continua il racconto di quello che successe quella mattina dicendo che anche il suo autista aveva preso un calcio. “Sembrava di avere un pesce tra le mani”, dice.

11.56 Pontani: “Si è avvinghiato alla portiera, mai visto niente del genere”
Pontani continua a raccontare e spiega che quel punto l’autista torna in auto, su sua richiesta, per chiedere rinforzi. “Sono salito anche io di corsa sulla macchina, chiudo la portiera, ma a quel punto non si chiude più”. Spiega che Aldrovandi “si è rialzato e si è avvinghiato alla maniglia della portiera”, descrive la scena e dice: “Non ho mai visto una cosa del genere”. Pontani spiega che l’autista ha iniziato a fare piccoli strattoni per vedere se il ragazzo si staccava dalla portiera.

11.59 Pontani: “Siamo andati via dal piazzale ma lui continuava a urlare”
Pontani spiega come si siano riusciti ad allontanare dal piazzale per aspettare rinforzi e nello stesso tempo per mantenere il controllo su “quella persona” che, secondo il poliziotto, “continuava a urlare”. “Lo vedevamo a tratti mentre usciva e entrava nel parchetto”, spiega l’agente delle volanti, che racconta di essersi preoccupato.”Ero bloccato in auto, la portiera con quel tira e molla si era bloccato”. Dice di non sapere quanto tempo è rimasto in auto, di non essere riuscito a calcolarlo perchè “in quei momenti si pensa ad altro non al tempo”

12.03 Il Pm: “Se era buio come ha visto il collo taurino?”. Pontani: “Ho una buona vista”
Il pm gli chiede come fa ad avere visto il collo taurino di Federico se c’era tutto quel buio. Pontani risponde dicendo: “Ho una buona vista” e aggiungendo che comunque, durante la prima aggressione, “era vicinissimo a me”

12:07 Pontani: “Pensavo volesse aggredire la mia collega, mi sono messo in mezzo
A un certo punto arriva la seconda volata, con a bordo gli altri due imputati, gli agenti Monica Segatto e Paolo Forlani. La volante è guidata dalla Segatto. Pontani racconta: “Forlani riesce con due o tre strattoni ad aprirmi la porta, io scendo e spiego che c’era una persona pericolosissima che mi aveva aggredito”. In quel momento, secondo la ricostruzione dei fatti dal poliziotto, Federico sarebbe uscito nuovamente dal parchetto. Pontani aggiunge: “Capisco che voleva aggredire la mia collega e ho pensato: se le salta addosso l’ammazza”. “Ho visto la mia collega spaurita, che stava indietreggiando e a quel punto mi sono frapposto tra lui e lei”. A quel punto, secondo la ricostruzione, Aldrovandi avrebbe indirizzato “la sua furia verso di me”

12:10 Pontani: “C’ero io e i miei colleghi. Nessun altro può dire com’è andata”

12.12 Pontani: “Federico con un calcio ha rotto il manganello di un collega”
L’imputato continua a parlare dell’aggressione, dei colpi e dei calci e ripete nuovamente: “Era una furia, non mi dava tregua. A quel punto i miei colleghi si sono avvicinati e vedendo in che situazione mi trovavo l’hanno circondato e hanno inziato a colpire con i manganelli e a chivare nel contempo i suoi calci”. Pontani spiega anche che con un calcio Federico ha dato un calcio al manganello di Pollastri facendoglielo volare via. “Ho visto il pezzo di manganello volare”

12.19 Pontani: “Io e Forlani siamo riusciti a ributtare giù il ragazzo”
L’imputato continua con la descrizione della colluttazione tra Aldrovandi e l’altro agente, Paolo Forlani. Spiega che alla fine lui e il collega Forlani insieme sono riusciti “a ributtare giù il ragazzo”. Il pm insiste sui manganelli, su quanti li avessero presi in mano sul momento esatto in cui li hanno afferrati. La mattina della morte di Federico Aldrovandi in via dell’Ippodromo due manganelli sono stati spezzati. Il primo, appunto, sarebbe stato rotto da Aldrovandi con un calcio.

Il poliziotto continua sottolineando la difficoltà della Segatto che “poverina stava prendendo un sacco di calci”. Pontani descrive la concitazione del momento, “la furia del ragazzo”, le loro riflessioni “non arrivano mai le ambulanze?”. Racconta anche il momento in cui, “dopo un calo di forze del ragazzo”, riescono ad ammanettargli prima una poi l’altra mano dietro la schiena, in posizione supina. “Nel momento in cui dopo averlo ammanettato, mi sono alzato nuovamente lui ha ripreso a scalciare”

12.23 Pontani: “L’ho ammanettato ma ha ricominciato a scalciare”

12.27 Pontani: “Arriva l’ambulanza e a noi sembra tutto a posto. Ma i sanitari si agitano”
Secondo Pontani le forze del ragazzo iniziano a calare nel momento in cui arriva in ausilio un auto dei carabinieri. La situazione sembra calmarsi tant’è che lui invita la collega Monica Segatto che “era distrutta e dolorante” a sedersi in auto. “Chiamo la centrale (è la telefonata delle 6.12) e sento in lontananza le ambulanze”. A quel punto, con il personale del 118 sul posto, al ragazzo vengono tolte le manette e iniziano le manovre di soccorso. Gli agenti, racconta Pontani, raccolgono i manganelli, “ci mettiamo a due metri dagli operatori del 118 e ci sembrava tutto normale. Poi vediamo i sanitari agitarsi, la dottoressa anche”

12.32 Il pm fa notare a Pontani che è in contraddizione, diverbio con la difesa
Pontani spiega che fino a quando non ha visto i sanitari agitarsi era tranquillo, poi ha iniziato a preoccuparsi: “Ci chiedavamo, ma che sta succedendo, perchè?”. Il pm gli fa notare che quest’ultima affermazione contrasta con la telefonata delle 6.12 in cui “sembrava molto concitato e agitato”. Intervengono gli avvocati della difesa, sostenendo che non può osservare questo perchè “la stessa telefonata ad altri sembrava affannata e non preoccupata o concitata”. Nasce un diverbio tra pm e difesa. Il giudice li richiama all’ordine: “Pubblico ministero faccia l’esame all’imputato e poi alla fine si riserva le sue conclusioni”

12.34 “L’abbiamo bastonato di brutto, è mezzo morto”. Pontani: “Volevo solo spiegare”
Il pm riformula la domanda: “Fino al momento in cui ha visto i sanitari agitarsi era preoccupato o no?”.
L’imputato risponde: “Ero tranquillo” e a quel punto il pm ripete il testo della telefonata in centrale in cui lui parlando con l’operatore il poliziotto dice: “L’abbiamo bastonato di brutto, è mezzo morto”. L’imputato spiega di avere detto quella frase gergale “brutta fin che si vuole” ma per spiegare la situazione, senza essere realmente preoccupato delle condizioni del ragazzo

12.44 Pontani: “Il ragazzo non chiese aiuto. Solo urla e cose incomprensibili”
Il pm gli chiede se abbia sentito chiedere aiuto o pronunciare altre frasi a Federico Aldrovandi. Pontani risponde: “Mai, solo urla, cose incomprendibili”

12.47 Il pm: “Ha sentito urla strozzate?” Pontani: “Erano ringhi”
Il pm insiste: “Ci sono testimoni che l’hanno sentito chiedere basta”. La difesa di Pontani obietta: “Cosa vuol dire tanti? Si dica di quanti testimoni si sta parlando e in che momento”. Il pm chiede allora: “Ha sentito F.A. chiedere aiuto?”. “Assolutamente no”, risponde Pontani. Il pm prosegue: “Ha sentito delle urla strozzate?”. “Erano ringhi”, risponde Pontani

12.51 Pontani: “Spingere il ragazzo mentre era a terra? La polizia non fa queste cose”
Il pm chiede se quando Federico era a terra qualcuno dei poliziotti si è messo seduto a cavalcioni del ragazzo. Pontani nega: “Gliel’ho già spiegato come lo avevamo immobilizzato, tenendolo per braccia e gambe”. Il pm chiede ancora se qualcuno ha spinto Federico con una mano sulla schiena, quando era a terra. Pontani nega anche questa circostanza: “La polizia non fa queste cose”.

12.53 Pontani: “Non ho avuto la percezione che il ragazzo stava morendo”
“Lei ha avuto la percezione che Federico stava morendo?”, chiede il pubblico ministero all’agente Pontani. “No, in tanti anni di strada – risponde lui – ho visto persone assopirsi, riprendersi…”

12.56 Pontani: “La relazione di servizio? Mi sono fatto aiutare dall’ispettore Dossi”
Si prende in esame la relazione di servizio firmata dall’imputato e prodotta, a suo stesso dire, la sera attorno alle 19, dopo essere rientrato dall’ospedale. Il poliziotto spiega: “Generalmente non mi aiuta nessuno, ma questa volta ero così distrutto che mi sono fatto aiutare dall’ispettore Dossi”. E poi aggiunge: “Le relazioni sono fatte in maniera sintetiche e quando parliamo di ausilio intendiamo che abbiamo chiamato anche l’ambulanza”

13.00 Pontani: “Mi sono tolto la pistola. Un poliziotto non lo fa mai”
Il pm insiste perchè tra le accuse che vengono formulate ai poliziotti vi è anche il ritardo nel chiamare il 118. Enzo Pontani si difende da una parte con la sintesi che è “necessaria e inevitabile” nello stendere una relazione di servizio e poi ripete di avere atteso a lungo, insieme ai colleghi, l’arrivo dei medici. E ricorda anche che per la prima volta nella sua vita “si è tolto la pistola per evitare conseguenze peggiori”, quando “un poliziotto non se la toglie mai”. Quest’ultimo passaggio indicherebbe secondo l’imputato la sua volontà di difendere sè e i colleghi, contenendo le possibili conseguenze.

13.06 Pontani “E’ stata un’aggressione nei nostri confronti. Eravamo sconvolti”
Il pm chiede se, dopo l’arrivo dei colleghi, Pontani sia rimasto sul posto per dare una mano a ricostruire quel che era accaduto. Pontani risponde: “Guardi che essendo stata un’aggressione nei nostri confronti avrei potuta trattarla io come volanti, ma proprio perchè aveva avuto un epilogo così terribile ed essendo noi sconvolti, sono intervenuti i colleghi”.


13.12 Pontani viene interrogato dall’avvocato di parte civile, Fabio Anselmi
Rispondendo alle domande di Anselmi Pontani spiega di essere rimasto colpito “dall’insensibilità del ragazzo al dolore”

13.32 Pontani ripete all’avvocato di parte civile che nessuno è salito a cavalcioni su Federico
Prende la parola Beniamino Del Mercato, altro avvocato di parte civile, che chiede
informazioni sull’ammaccatura della volante e chiarimenti sulle parti finali della collutazione quando Federico era ormai a terra, ammanettato, con il volto riverso a terra, in una posizione che secondo le perizie medico-legali gli ha impedito di respirare causandone il soffocamento. Il poliziotto ripete quanto detto prima: nessuno, secondo la sua ricostruzione, sarebbe salito a cavalcioni del ragazzo o lo avrebbe spinto a terra, ma solo tenuto fermo per evitare che si divincolasse ancora.

13.46 Pontani: “Ci aspettavamo arrivasse anche un’ambulanza”
Gli avvocati che assistono la famiglia chiedono come mai i quattro agenti non abbiano chiamato l’ambulanza prima, dato lo stato di agitazione psico-fisico che Federico – a detta dell’imputato – aveva dimostrato. Pontani chiarisce di aver chiesto ausilio in senso generico, e che dunque si aspettavano che arrivasse anche un’ambulanza

13.52 L’agente Pontani viene interrogato dall’avvocato della difesa
Prendono la parola, uno a uno, gli avvocati difensori dei quattro imputati. I difensori cercano di mettere in luce come i poliziotti abbiano reagito a un’aggressione, si siano difesi, cercando di non fare degenerare la situazione e non abbiano commesso errori o ritardi nel chiamare i soccorsi. In sostanza mirano a demolire la ricostruzione del pm che li vede imputati di eccesso colposo per aver “cagionato o comunque concorso a cagionare il decesso” del 18enne

14.10 La parola al giudice. “Come spiega le ferite al volto del ragazzo?”
La parola passa al giudice Francesco Maria Caruso che chiede chiarimenti sul momento esatto in cui la portiera si è bloccata – una circostanza già racocntata da Pontani durante l’interrogatorio del Pm – e sulle parole e sulle frasi pronunciate dal ragazzo durante la prima colluttazione. Il giudice Caruso chiede anche al poliziotto come si spiega le ferite al volto del ragazzo

14.21 Pontani: “Aldrovandi si è ferito al volto cadendo dopo essersi arrampicato sull’auto”
Pontani spiega di ritenere plausibile che quelle ferite al volto siano state provocate dalla caduta del ragazzo a terra nella primissima fase della collutazione quando si è arrampicato sull’auto. Il giudice Caruso gli chiede esplicitamente: “Esclude che ci siano stati comportamenti lesivi vostri che abbiano potuto provocare quelle lesioni?”. L’imputato lo esclude, continuando ad imputarle al comportamento autolesivo del ragazzo e alla sua prima aggressione

14.32 Pontani: “I manganelli li impugnavamo in 4. Lo hanno colpito alle gambe”
Il giudice Caruso chiede ulteriori chiarimenti sui manganelli. Pontani risponde: “Li impugnavamo tutti e quattro, i miei tre colleghi li hanno utilizzato per colpirlo alle gambe”

14.36 Pontani: “Il corpo venne spostato dai sanitari”
La parola passa di nuovo alla difesa che mostra all’imputato le foto dei rilievi della scientifica in via dell’Ippodromo per chiedergli ragione della posizione del corpo che, secondo l’accusa è stata spostato. L’imputato spiega che il ragazzo era stato spostato dai sanitari che lo hanno girato per prestargli i primi soccorsi

14.37 Termina l’esame del primo imputato, Enzo Pontani. Si riprende alle 15

15.15 Riprende l’udienza con l’esame dell’imputato Luca Pollastri
Il procuratore Nicola Proto chiede se riconferma la ricostruzione fornita dal precedente imputato. Pollastri la riconferma ma aggiunge alcuni dettagli ad esempio sul significato della parola ausili, che anche lui utilizza chiamando la centrale operativa. Spiega di avere immobilizzato Federico Aldrovandi che era a terra supino, di essere riuscito ad ammanettare un polso del ragazzo mentre la Segatto era sedute sulle sue gambe.

15.27 Chiarimento tra il pm e l’imputato sulle richieste di ambulanza
Il pm chiede a Pollastri: “Come mai nella prima annotazione che lei fa nella sua relazione dice che ha chiesto solo ausili, mentre nella seconda annotazione (riferita alla seconda comunicazione via radio) specifica che ha richiesto sia rinforzi che l’intervento di un’ambulanza? L’imputato, dopo un botta e risposta tra il pm e l’avvocato della difesa Vecchi che si è opposto alla formulazione della domanda, risponde sostenendo che “la relazione è per forza di cose sintetica

15.43 Pollastri: “Ho colpito il ragazzo con lo sfollagente nella parte bassa delle gambe”
Poi l’imputato inizia a raccontare le fasi dell’ammanettamento del giovane e della rottura del suo sfollagente specificando come sia stato difficile ammanettarlo perchè sebbe il ragazzo fosse supino e bloccato dai colleghi continuava a divincolarsi. Pollastri: “Sicuramente ho colpito alcune volte con lo sfollagente il ragazzo nella parte bassa delle gambe”

15.45 Pollastri: “Non ho sentito Federico chiedere aiuto o dire ‘basta’”

15.47 Pollastri: “Quando sono arrivati i carabinieri Federico era ancora vivo. Stava bene”
Il procuratore chiede all’imputato quand’è che ha visto l’ultima volta Federico Aldrovandi muoversi. Pollastri risponde: “L’ultima volta che ho visto il giovane dimenarsi è stato quando sono arrivati i carabinieri sul posto. Che era morto l’abbiamo saputo venti minuti dopo”. Spiega di avere sentito il polso e di avere visto il ragazzo respirare anche quando sono arrivati i carabinieri e afferma, quindi: “Quando sono arrivati i carabinieri era sicuramente vivo. Stava sicuramente bene”. Poi precisa: “Una persona che respira secondo me dal punto di vista vitale sta bene”

15.54 Pollastri: “L’abbiamo colpito solo alle gambe. Volevamo solo fermarlo”
Ha visto i suoi colleghi Segatto e Forlani usare gli sfollagente? “Sì sempre nelle gambe”
Alla domanda del pubblico ministero se lo abbiano colpito nelle parti alte del corpo risponde di no perchè “il nostro intento era solo quello di fermarlo”

15.57 Inizia l’esame di Luca Pollastri da parte degli avvocati di parte civile

16.01 Pollastri: “Non gli ho chiesto come stava, mi bastava sapere che respirava”
Incalzato dalle domande, l’imputato afferma di non avere chiesto a Federico come stava perchè “dopo quello che era successo mi bastava sapere che respirava” Era arrabbiato con lui? “No, non c’è l’ho mai con nessuno anche se mi prendo delle parole o delle botte” perchè comunque “sono un professionista”

16.05 Pollastri: “E’ stato forte veder rianimare il rqagazzo senza capire perchè”
Pollastri spiega di avere passato il pomeriggio su una barella in ospedale e dice che per loro “è stata una cosa abbastanza forte vedere le pratiche di rianimazione sul ragazzo senza capirne il perchè”

16.07 Pollastri: “Le ferite alla testa? Per me compatibili con la caduta a terra”
Gli avvocati chiedono a Pollastri se abbia visto del sangue, ma la risposta dell’imputato è no. Pollastri dice di non aver mai visto una macchia di sangue dietro la testa del ragazzo e quando gli si chiede cosa ne pensa delle ferite al capo e al volto riscontrate dalle perizie medico-legali e visibili anche dalle foto della scientifica il poliziotto risponde di non esserselo chiesto, ma di ritenerle compatibili con la caduta di Federico a terra.

16.23 Il giudice chiede ancora chiarimenti su come Pollastri sia stato colpito dal ragazzo
Anche la difesa chiede all’imputato di chiarire meglio la dinamica del momento in cui ammanettano il giovane. Il giudice gli chiede in che occasione è stato colpito dal ragazzo, gli fa ripetere nuovamente la ricostruzione della collutazione fisica e del calcio che lo ha raggiunto a un braccio. Lui spiega che a seguito di un vecchio incidente medico ha dei problemi a quel braccio. Il giudice gli chiede come mai sia stato riconosciuto idoneo all’attività di polizia dai suoi superiori se ha di questi problemi al braccio. Pollastri risponde al giudice: “Meglio di me potrebbe risponderle un medico”

16.29 Viene chiamato il terzo imputato, Paolo Forlan

16.30 Forlani: “Non sapevamo cosa ci aspettava, andavamo solo ad aiutare i colleghi”
L’imputato racconta l’arrivo della volante in via Ippodromo: “Imbocchiamo la strada e la percorriamo abbastanza lentamente perchè non sapevamo che cosa ci aspettava, sapevamo solo di andare in ausilio alla volante dei colleghi”. Forlani racconta del precedente intervento in via Olivieri, della comunicazione via radio della centrale che gli comunica di andare in ausilio in via Forlani e della telefonata che la Segatto fa subito dopo in centrale per avere delucidazioni poi racconta cos’ha visto appena arrivato sul posto

16.36 Forlani: “La Segatto ha chiesto ai colleghi: ‘Ma vi hanno sparato?”
Forlani racconta cos’ha visto appena arrivato in via Ippodromo. “Il vetro dell’auto dei colleghi era rotto. La mia collega (Monica Segatto ndr) è scesa dall’auto e ha iniziato a chiedere: ‘ma vi hanno sparato?’. Pontani gli risponde di no e gli parla di una persona esagitata, fuori di sè”. L’imputato racconta che si è guardato attorno e ha visto uscire dal parco un ragazzo e dice di avere detto alla Segatto per due volte: “Apri il baule”.

16.42 Forlani: “Aldrovandi era arrabbiato, carico, digrignava i denti”
Forlani continua il suo racconto e spiega di aver visto questo ragazzo “veramente arrabbiato, carico, digridgnava i denti, stava venendo avanti e mentre stavo chiudendo la portiera sento Pollastri che sollecita nuovamente l’ambulanza”

16.44 Forlani: “GLi ho afferrato il cappuccio e l’ho tirato indietro”
Forlani racconta la scena per quello che dalla sua posizione riusciva a vedere, lo vede “andare verso la Segatto” , poi spiega di avere visto la collutazione con Pontani ritrovandosi dietro “Aldrovandi” e spiega di avere iniziato anche lui a colpire con il manganello il ragazzo “per destabilizzarlo. Non c’era nessun’altra soluzione. In quel momento “mi sono gettato su di lui, gli ho afferrato il cappuccio e l’ho tirato indietro”.

16.46 Forlani: “Aldrovandi mi è caduto addosso”. Poi chiarisce: “E’ caduto sull’asfalto”
Forlani racconta di essere rovinato a terra con Aldrovandi perchè il ragazzo lo ha preso per il maglione e lo ha trascinato. Su domanda del procuratore, chiarisce che Aldrovandi non è caduto su di lui, ma sull’asfalto e spiega che una volta a terra gli ha immobilizzato un braccio

16.51 Forlani: “Per tenerlo fermo gli ho premuto una mano sulla spalla e una sul gomito”
Il pm chiede a Forlani di entrare nel dettaglio dell’amanettamento. L’imputato spiega che
“Luca (Pollastri ndr) gli ha messo un anello, ammanettando prima un polso” e spiega che c’è riuscito nel momento in cui “il ragazzo ha avuto un calo”. Poi aggiunge che “anche ammanettato si continuava ad agitare” e incalzato dalle domande del pm spiega che per tenerlo fermo gli ha premuto una mano sulla spalla e un’altra sul gomito a pancia in giù

16.53 Forlani: “Quando l’abbiamo ammanettato Federico respirava ancora”
“In quel momento – spiega – lo stavamo trattenendo in due perchè ancora si dimenava”. Gli agenti, racconta, lasciano Federico quando sentono che si è calmato. Anche Forlani, come i colleghi che lo hanno preceduto, dice che in quel momento il ragazzo respirava ancora.

16.55 Forlani: “Mai sentito dire ‘basta’. Non mi sembrava facesse fatica a respirare”
Forlani spiega che non ha mai sentito Federico Aldrovandi dire basta e che non ha “assolutamente avuto percezione che fosse in pericolo di vita”. Il pm gli chiede: “Ma non gli è venuto in mente di girarlo per farlo respirare?” Anche lui risponde di no perchè non aveva la sensazione che faticasse a respirare, che fosse in pericolo o che avesse chiesto aiuto

17.05 Forlani: “Il manganello si è rotto mentre cadevo per terra con Aldrovandi”
Il pm gli chiede dei manganelli spezzati e rimossi della relazione fatta al ritorno dall’ospedale, delle ferite al volto e soprattutto chiede perchè nella sua relazione abbia usato una formula in negativo per spiegare la rottura del manganello, ovvero ha escluso che si sia “rotto per colpo inferto”. Lui risponde di averlo fatto perchè la relazione è sintetica e quindi ribadisce quanto detto poco prima: il manganello si sarebbe spezzato mentre lui rovinava a terra con Aldrovandi

17.19 Forlani: “Non ho sentito nessuno dire ‘C’è sangue’ o ‘moderatevi’”
Gli avvocati di parte civile continuano a insistere su ciò che è accaduto dopo che il ragazzo è stato ammanettato e prima dell’arrivo dei carabinieri, in quella frazione di tempo in cui gli imputati sostengono che Federico era ancora vivo. Vogliono sapere che cosa si sono detti tra di loro in quei momenti, se si sono scambiati delle frasi. Chiedono all’imputato se ha sentito dire da qualcuno frasi come “Moderatevi ci sono le luci accese” o “c’è sangue”. Anche lui, come gli altri imputati, nega: “Assolutamente no”

17.28 Forlani: “Voleva colpire gli agenti. Dopo che lo abbiamo ammanettato voleva rialzarsi, era reattivo”
La difesa chiede a Forlani se il ragazzo in quel momento stava dando calci anche agli altri agenti oltra a Pontani. Forlani: “Si, la sua intenzione era colpire gli agenti”. “Non ho mai ricevuto in 26 anni di carriera denunce di nessun tipo” spiega Forlani. Il giudice interviene per chiedere cosa è successo dopo che gli agenti hanno ammanettato il ragazzo. Forlani spiega: “Noi lo abbiamo girato. Lui cercava di muoversi e di alzarsi. Si muoveva su un fianco e voleva ancora alzarsi. Era molto reattivo”

17.33 Forlani: “Non abbiamo verificato lo stato delle ferite del ragazzo, nè in faccia nè altrove”
Forlani ammette che non è stato verificato lo stato delle ferite del ragazzo, nè in faccia nè altrove. Il giudice chiede ancora dei chiarimenti della versione di Forlani sulla rottura del manganello. L’imputato spiega ancora: “Il mio manganello ha fatto perno sull’asfalto e si è spezzato all’altezza dell’impugnatura”.

17.45 Termina la deposizione di Paolo Forlani. Ora tocca a Monica Segatto

17.43 Segatto: “Sisentivano delle urla, anzi non erano urla, erano più ringhi”
Viene ascoltata Monica Segatto, l’ultima dei quattro imputati, l’unica donna a essere presente quella notte in via Ippodromo. “Ricordo che non era una nota che aveva carattere d’urgenza” e spiega di avere chiamato la centrale per ulteriori chiarimenti, cosa piuttosto usuale. “Arriviamo in via Ippodromo molto lentamente”, ricorda di avere visto la portiera lesionata e il finestrino rotto. “Si sentivano delle urla, ma urla non è il termine giusto, erano più ringhi.

17.50 Segatto: “Aveva lo sguardo perso e la bocca aperta, con i denti serrati”
La Segatto continua a raccontare cosa avvenne dopo il suo arrivo a via Ippodromo con la seconda auto. Spiega che sentiva il ragazzo, ma non riusciva a vederlo, capiva che era all’interno del parchetto, dove era buio pesto. I colleghi le fanno un breve resoconto e le dicono di togliere la pistola. Poi il ragazzo avanza dal parchetto. “Vedo che è un uomo – racconta la poliziotta – poi mentre si avvicina vedo che è grosso”. L’imputata continua a descrivere Federico Aldrovandi e spiega che la cosa che l’ha più impressionata era “lo sguardo perso” e la bocca aperta “con i denti serrati”

17.54 Segatto: “Fu il mio capopattuglia a dire di prendere almeno gli sfollagente”
La Segatto spiega che quando Enzo Pontani gli dice di mettere via le pistole, qualcun altro dice: “Almeno prendiamo gli sfollagente”. Così, continua la donna, “Io e il mio capo-pattuglia lo abbiamo preso”. Il pm le chiede chi ha detto di prenderli, lei risponde che probabilmente lo ha detto il suo capopattuglia. Poi ritorna con i ricordi a qualche istante prima: “Ricordo che ho chiesto se gli avevano sparato”, dubbio che le è venuto alla vista del finestrino rotto e della portiera lesionata. Ripete quello che, con altre parole, hanno già detto i colleghi prima di lei, cioè i calci e i pugni che il ragazzo le avrebbe rivolto e sostiene di avere pensato: “Ma chi è ?”

17.57 Segatto: “Pontani era il suo obiettivo, ma tirava anche calci laterali”
La Segatto spiega di aver colpito Federico Aldrovandi da una posizione laterale “perchè era una persona che anadava immobilizzata”. “Pur continuando a cercare di colpire Pontani” che secondo lei era ormai diventato “il suo obiettivo” Federico avrebbe cominciato a sferrare anche “calci laterali”.

18.00 Segatto: “Il ragazzo non ha mai chiesto aiuto, non ha mai parlato nè prima, nè dopo la collutazione”
L’imputata poi parla del primo tentativo di bloccare il ragazzo, di quando secondo la ricostruzione, i suoi colleghi lo avrebbero atterrato della sua fatica a trattenerlo “Non ce la facevo”, assicura che Federico non ha mai parlato, non ha mai chiesto aiuto o detto ‘basta’. Il pm le chiede chiaramente se ha mai percepito il ragazzo come una persona che chiedeva aiuto. “Non lo ha mai fatto, non ha mai chiesto aiuto, non ha mai parlato nè prima, nè dopo la collutazione”

18.04 Segatto: “Abbiamo percepito che stava accadendo qualcosa quando sono iniziate le manovre per rianimarlo”
Il pm incalza l’imputata per sapere quando lei si è accorta che il ragazzo era morto. “All’inizio quando sono arrivati i sanitari sembrava una normale operazione sanitaria”, racconta la donna, poi sono cominciate le manovre per rianimarlo “e lì abbiamo percepito che qualcosa stava accadendo. Non potevamo chiederglielo, ma dopo due minuti, tre o quattro…”. La Segatto allarga le mani come a far capire che a quel punto gli era chiaro quel che stava accadendo

18.09 Segatto conferma versione altri. “Respirava ancora quando sono arrivati i carabinieri”
Anche Monica Segatto, come gli altri imputati, dice che quando il ragazzo era ammanettato, con la faccia a terra, immobilizzato da sue due colleghi e mentre lei gli teneva le gambe lo aveva visto respirare. Quando i carabinieri sono arrivati, anche secondo la Segatto, il ragazzo respirava. Il pm le chiede come abbia fatto, se era così buio, a vedere lo sguardo del ragazzo. La donna spiega: “quando lui è uscito dal parchetto era solo un ombra, poi quando si è avvicinato ho visto che era un uomo e poi lo sguardo, spalancato. L’ho visto perchè era incollato al mio”

18.23 Adesso tocca agli avvocati di parte civile e della difesa interrogare Monica Segatto
Il Pm si risiede e prendono la parola gli avvocati di parte civile. L’avvocato le chiede se si ricorda di aver detto che era necessario chiaamare un avvocato. Lei risponde che non ricorda. Intervengono gli avvocati della difesa per puntualizzare ancora le modalità dell’intervento e delle telefonate intercorse tra la centrale e le volanti. In particolare l’avvocato Pellegrini le chiede di spiegare dove si trovasse quando è stata chiamata in ausilio dei suoi colleghi e anche di chiarire perchè abbia usato il telefono e non la radio per avere maggiori informazioni. La Segatti risponde che è prassi per le comunicazioni lunghe

18.28 Polemica sull’agenda della Segatto, su cui la donna ha appuntato l’intervento
Gli avvocati di parte civile fanno notare che non esiste una relazione di servizio compilata dalla Segatto sull’intervento realizzato prima di andare in via Ippodromo e che pertanto non ci si può basare solo sulla copia della pagina dell’agenda in cui la Segatto quella notte ha annotato l’intervento. I legali chiedono che quanto meno sia acquisita come prova l’agenda originale, avanzando il sospetto che ci possa essere una falsificazione del brogliaccio della centrale operativa. In sostanza chiedono di acquisire l’originale dell’agenda per confrontarla con il brogliaccio della questura. Alla parola falsificazione la difesa insorge e il giudice fa circolare l’originale dell’agenda in maniera tale che anche gli avvocati di parte civile possano confrontare la fotocopia con l’originale. Il giudice quindi dà per acquisita la fotocopia

18.30 La seduta è tolta. Il giudice aggiorna al 15 luglio per la diciassettesima udienza del processo Aldrovandi

E’ NATA UNA STELLA MA…

Giugno 25, 2008 di alessioarlotti

Leggo qua è la lamentele diffuse sulla campagna abbonamenti lanciata dalla Fortitudo. Giustissime, per forza, non si può lanciare una campagna abbonamenti del genere, senza uno straccio di notizie, senza sbottonarsi nemmeno un pò, senza sapere nemmeno se si giocherà una qualsiasi coppa europea e se sarà eventualmente compresa. Senza parlare di playoff, senza avere nessun piano certo sulla squadra, sul progetto, sugli intenti di una società che DEVE e dice di volerlo, rinnovarsi. Alla cieca, diciamolo pure, la gente fatica sempre un pò a darti 300 euro, figuriamoci se te ne deve dare 600, 900, 1500.

A questo, aggiungiamoci un paio di cose, non trascurabili:

- L’annata è stata da 6– in pagella, ci si aspettava molto di più ed invece è stata una annata con molti bassi e pochi alti, anche se i playoff sono stati raggiunti nonostante tutto.

- Non vi è la possibilità di pagare a rate l’abbonamento, cosa assai spiacevole perchè era una comodità non indifferente per tutti quelli che magari non potevano pagare subito 600 euro. A questo si aggiunge il fatto che non è nemmeno possibile pagare con carta di credito. TUTTO e SUBITO insomma.

- Sono poco favorevoli gli abbonamenti per i ragazzi, cosa poco intelligente e contro lo spirito dello sport, del basket, della Fortitudo.

Oltrettutto ci sono altre mille cose da buttare in mezzo al calderone, vuoi gli abbonamenti più cari d’Italia al pari ( leggermente meno, diciamolo ) della virtus. Vuoi che dalla squadra competitivo a livello europeo siamo passati ad una squadra da metà classifica; vuoi che lo sforzo economico l’abbiamo già fatto anno scorso, ci sono abbastanza ragioni per poter alzare la voce come tifosi. Certo, lo spirito di chi tifa questi colori deve prescindere dalla campagna abbonamenti, deve prescindere dai nomi, però i soldi sono sempre soldi, e l’amore è una ” faccenda ” a due, altrimenti si rischia di passare per misogeni: gli sforzi, le concessioni, il rispetto deve essere reciproco tra tifosi e Fortitudo intesa come società-squadra.

Dulcis in fondo, il tifoso fortitudino è un “fiammifero” per nascita: se non litiga non sta bene, e “gode” maggiormente se litiga e si scazza col proprio vicino di posto a palazzo, o l’amichetto, insomma con tra “simili”. Più che litigare, è una gara a chi c’ha più spirito fortitudino in corpo, una specie di ricerca e competizione tra ariani biancoblù, che è ai limiti del ridicolo. Però è innata, perchè lo fanno pressochè tutti, me compreso, e allo stesso tempo, rifiutiamo di ammetterlo. La “faccenda” abbonamenti è stato il pretesto per il tutti vs tutti indetto da Fortitudo Srl: la Fossa dei Leoni tramite comunicato ha fatto presente che non è favorevole a questo accattonaggio di quattrini in questi termini, mettendo uno spruzzo di ideologia rossa nella linea immaginariamente perfetta da seguire dalla società . Quindi si ai prezzacci dovuti dal caro basket cittadino e dalla necessità di Sacrati, ma pagamenti più proletari e alla portata di tutti. Per il bene di tutti, di chi non può permettersi di pagare tanto e tutto subito, e per la Fortitudo che comunque ha la certezza di incassare. Io approvo, se non fosse che credo sia il metodo peggiore quello del comunicato per poter affrontare il problema. Perchè? vedete un pò voi il casino che è successo…..

Casino che aumenta quando – come spiegato già prima – iniziano le gare interne. Ecco che la curva opposta alla Fossa rivendica il pagamento di una cifra praticamente doppia a quella della Fossa, pur vedendo la partita dalla stessa identica posizione. Se non fosse che una curva è muta, l’altra è spesso il sesto uomo in campo: dettagli. Vero anche che in Fossa non è possibile abbonarsi perchè è un settore che va via tutto in prelazione, e che la Fossa è una cosa, la curva un’altra. Convenzione alla curva o alla Fossa? E visto che in curva non c’è spazio, che si fa?

In tutto sto putiferio, aggiungiamoci ruggini antiche e persone che hanno una maniera di porsi e di essere diplomatici pari ad Hitler. Lettere ed email inviate fuori luogo, metodi di confrontarsi sbagliati perchè contro al bene comune che deve essere perseguito da tutti, e questo bene si chiama FORTITUDO. E se da una parte si esagera in romanticismi, dall’altra ci si accusa di essere “piglianculo” nati. Siamo così, ci siamo innamorati della mentalità prima che di un giocatore, perchè dovremmo offenderci. Perchè dovremmo cambiarci mi domando? Io capisco i motivi di questa alzati di scudi, ma in passato abbiamo accettato di peggio e per ben più tempo eppure queste creste alte non le ricordo: eravamo potenti, forti, avevamo squadroni, e mandavamo giù tutto. Adesso siamo delle pezze, abbiamo una società giovane ed inesperta, un Presidente che sembra un pesce fuori dall’acqua ma che in questo anno e mezzo ha fatto DI TUTTO per poter tenerci il più alto possibile. Sbagliando, per carità, ma provando a migliorarsi. Da qui l’arrivo di Savic, su cui TUTTI siamo disposti a mettere una mano sul fuoco sulla bontà della persona e sulla competenza mostrata quando era qui a Bologna.

“E’ TORNATA UNA STELLA” fa proprio cagare come slogan. Però credo che la Fortitudo abbia bisogno dei nostri soldi e del nostro incitamento. E ognuno di noi, economicamente permettendo, abbia voglia di Fortitudo. Litigare non è il modo di venirsi incontro nè di rivendicare qualche diritto. I rompicoglioni che si pensano salvatori della patria e non piglianculo non se ne sono mai andati. Peccato.

…a casa

Giugno 23, 2008 di alessioarlotti

Non sono un grandissimo tifoso della pallaalpiede. Eppure la nazionale si guarda sempre, e guai se si tifa contro. L’abbiam preso inculo, però è il giorno giusto per dire ancora una volta una cosa: DAJEEEE ANTO’.

Numero uno, sempre. Occhi lucidi e sguardo spento: terrone ignorante grezzo e scemo. Ma ci tiene a quella maglia più di chiunque altro. DAJEEEE ANTO’

DAJEEEEEEEEEEEE

Giugno 10, 2008 di alessioarlotti

LO VOGLIO

DICONO DI ME

Maggio 30, 2008 di alessioarlotti

Dicono di me
che sono un bastardo bugiardo
e lo fanno senza un perchè
Dicono di me
che sono una strega drogata
educata e piena di se
Dicono di me
che sono una stupida frase da dire
davanti a un caffè
E invece no
Nessuno sa
E invece no
Nessuno sa

Che avrei soltanto l’amore
per lei
per lei che ha il nome di un fiore
per lei
per lei

Dicono di me
che sono una stupida frase da dire
davanti a un caffè

Dicono di me
che sono un serpente
con ali da diavolo
e un cuore da re
ecco perchè
nessuno sa
ecco perchè
nessuno sa
ecco perchè
nessuno sa
nessuno sa
che avrei soltanto l’amore per lei
per lei che ha il nome di un fiore
per lei

per lei che è l’unica al mondo
per lei
per lei che è l’unica al mondo
per lei
ed ogni notte ogni luna
è per lei
ed ogni raggio di luna
è per lei

…. Bentornato

NOTA PRE-GARA 3

Maggio 14, 2008 di alessioarlotti

BAGARIC ti prego, porta a casa due clavicole, almeno facciamo bacheca

Il Problema

Maggio 13, 2008 di alessioarlotti

Il problema non è stato trovarti
Il problema è dimenticarti
Il problema non è la tua assenza
Il problema è che ti sto aspettando
Il problema non è un problema
Il problema è che mi fa male
Il problema non è che tu mi menta
Il problema è che ti credo

Il problema non è che tu giochi
Il problema è che lo fai con me
Se mi sei piaciuta per la tua libertà
Chi sono io per cambiarti
Se sono rimasto solo ad amare
Come fare per obbligarti
Il problema non è che ti amo
Il problema è che tu non provi la stessa cosa…

E come disfarmi di te se non sei mia
Come allontanarmi da te se sei già così lontana
Come trovare un ciglio
A uno che non ha mai avuto gli occhi
Come trovare una piattaforma
In quello che è sempre stato un burrone
Come trovare nella credenza
I baci che non mi hai dato
E come disfarmi di te se non sei mia
Come allontanarmi da te se sei così lontana
Il problema non è cambiarti
Il problema è che non voglio

Il problema non è che fa male
Il problema è che mi piace
Il problema non è il danno
Il problema sono le tracce
Il problema non è che lo fai
Il problema è che io dimentico
Il problema non è ciò che dici
Il problema è ciò che ometti

E come disfarmi di te se non sei mia
Come allontanarmi se sei già così lontana
Come trovare un ciglio
A uno che non ha mai avuto gli occhi
Come trovare piattaforme
In quello che è sempre stato un burrone
Come trovare nella credenza
I baci che non mi hai dato
E come disfarmi di te se non sei mia
Come allontanarmi da te se sei così lontana
Il problema non è cambiarti
Il problema è che non voglio

Il problema non è stato trovarti
Il problema è dimenticarti
Il problema non è che tu mi menta
Il problema è che ti credo
Il problema non è cambiarti
Il problema è che non voglio

CVD

Maggio 11, 2008 di alessioarlotti

FAI LERCIO.

Olè

Maggio 7, 2008 di alessioarlotti

Jenkins all’attacco dei critici: «Non capite niente di me»

VAI ORAZIO, SPACCA IL CULO A TUTTI!!!!